Conte: “A giugno si saprà dove allenerò, ma voglio un progetto convincente”

Conte: “A giugno si saprà dove allenerò, ma voglio un progetto convincente”

L’ex Chelsea, sogno proibito della Roma, è stato ospite di Alessandro Cattelan e ha parlato del suo futuro

di Redazione, @forzaroma

In estate l’Italia potrebbe vivere un vero e proprio valzer delle panchine. A dare il via potrebbe essere la Roma, ancora in cerca del prossimo allenatore: il sogno della dirigenza e dei tifosi si chiama Antonio Conte. L’ex ct azzurro, ospite nella trasmissione di Sky ‘E Poi C’è Cattelan’, ha parlato del suo futuro, continuando però a tenere tutti col fiato sospeso. Questo il botta e risposta tra il tecnico salentino e il conduttore Alessandro Cattelan:

Sai dove andrai?
No, non lo so ancora.

A questo punto parte il ‘Bomber Advisor’, un gioco in cui Cattelan, noto tifoso interista, prova a indovinare la prossima panchina di Conte mostrandogli delle carte (ovviamente coperte al pubblico) che riportano le squadre accostate a lui in questi mesi.

Cattelan: Quali sono le caratteristiche che deve avere una squadra perché tu la alleni?
Conte: Vorrei andare in una squadra che ha un progetto che mi convince.

Cattelan: Allora questa la leviamo subito (ride, ndc).
Conte: Spero che non si vedano le carte.

Cattelan mostra altre due carte.
Conte: Sono due panchine occupate.
Cattelan: Poi si mangia male, l’hai detto anche tu…

Conte toglie altre due carte.
Cattelan:Ah era una delle mie finaliste.

Conte continua a sfogliare le carte.
Cattelan: Dai ti prego qui no.
Cattelan: Lì c’è già il progetto.

Cattelan si trova alle ultime due carte: Qui devo fare una scelta di cuore.
Conte: Le ultime tre effettivamente… Non eri andato troppo lontano.

Cattelan: Quando sapremo la tua prossima squadra?
Conte: A giugno mi annunceranno.

Conte parla anche del suo presente, che è ancora in Inghilterra dopo la separazione dal Chelsea:

“Abbiamo continuato a vivere a Londra anche per dare una possibilità a Vittoria (la figlia, ndc) di imparare l’inglese. Noi viviamo a Cobham, dove mia figlia va a scuola e c’è il training ground del Chelsea, quindi non avendo grandi passioni come il golf sto molto in casa a guardare la tv”.

La tua esperienza in Premier è stata come una serie tv.
E’ stata un’esperienza importantissima per la mia carriera, un allenatore deve provare l’esperienza di allenare all’estero, provare altre culture e un’altra lingua. Sono molto soddisfatto, in due anni abbiamo vinto una Premier e giocato due finali di FA Cup.

Differenze enormi. Anche nello spogliatoio?
C’è grande differenza, soprattutto prima della partita. In Italia appena entri nello spogliatoio è come entrare in chiesa, in Inghilterra ti danno il tempo giusto per dare la formazione e dire le cose giuste, ma poi si parte con la musica alta con la compilation. La prima volta che ho sentito quel casino, ho detto a Cudicini ‘loro devono sperare che non trovo un bastone, altrimenti glielo spacco addosso’. Poi ti abitui e capisci che ci sono delle differenze. Capisci che non puoi cambiare 10 cose su 10.

L’alimentazione?
Tasto dolente. Io porto sempre un nutrizionista nel mio staff. Loro sono abituati, ad esempio, che al mattino mangiano ogni giorno 3-4 omelettes con prosciutto e formaggio. A me hanno insegnato che vanno mangiate al massimo 2 uova a settimana. L’intensità è nettamente superiore, ma è anche una questione di linea di sangue. Si nota, magari anche dovuta alla poca tattica, si va ad attaccare alla garibaldina.

Cosa hai detto dopo l’eliminazione dall’Europeo a Pellé?
Penso gli sia anche convenuto andare in Cina, non solo per scappare da me (ride, ndc). Sul momento non mi sono accorto del gesto che aveva fatto a Neuer. Ricordo dopo la partita poche parole, si piangeva per il fatto che il giorno dopo sarebbe stato l’ultimo che ci saremmo visti. Finiva l’esperienza, ma si era creata una grande unione tra di noi, si è pianto più per quello.

 

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