Claudio, ci voleva un amico

Claudio, ci voleva un amico

Ranieri è tornato a parlare della Roma come non sentivamo da tanto. Ha chiamato a raccolta i tifosi, ha “minacciato” i giocatori che troppe volte l’hanno passata liscia, ha cancellato alibi, ha messo la Roma sopra a ogni cosa. Anche sopra sé stesso

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

Alle ore 15 del 10 marzo il cuore dei tifosi della Roma è tornato ad avere pulsazioni regolari. In quel momento, infatti, Claudio Ranieri ha terminato la sua prima conferenza stampa. Conta poco per la classifica, anzi non conta niente. Ma le parole del mister, che in questa città aveva quasi incollato sul petto uno scudetto insperato, sono bastate per cancellare attacchi di panico post derby, isterismi, apatie. Il tifoso è tornato ad avere un amico, in un momento difficile. Saranno solo parole, magari alcune un po’ troppo de’ core. Ma a volte servono anche quelle nei momenti difficili, servono per farci sentire meno incompresi. E i tifosi questo sentimento lo avvertono da tempo. Claudio, anzi Sir Claudio è tornato a parlare della Roma come non sentivamo da tanto. Non del “suo calcio” né di “vamos a ganar” o di quanto è diventata moderna Trigoria e di quanto è difficile l’ambiente romano. Claudio da Testaccio ha chiamato a raccolta i tifosi, ha “minacciato” i giocatori che troppe volte l’hanno passata liscia, ha cancellato alibi, ha messo la Roma sopra a ogni cosa. Anche sopra sé stesso. Perché rinunciare ai soldi non è facile per nessuno. E lui lo ha fatto due volte. Lasciando sul tavolo i soldi del Fulham per abbracciare una causa più “parsimoniosa”.

E nel 2011 quando si è dimesso nella Roma dei Sensi, quella che complicava davvero la vita all’Inter di Mourinho, Eto’o e Milito. Pagò lui per tutti. Per i giocatori che lo avevano abbandonato (esercizio frequente da queste parti), per una società che era ormai in mano alla banca, per i media che avevano individuato (e pure questo capita spesso a Roma) in lui la ragione di tutti i mali. La sua figura è stata presa come esempio di una Roma troppo romana, troppo piena di retorica che da queste parti non avrebbe trovato più spazio. Abbiamo implicitamente chiesto scusa a Ranieri quando è diventato Sir di Inghilterra con il Leicester compiendo una delle imprese più enormi della storia dello sport. Poteva rifiutarle Claudio, poteva fare il piccato alla Spalletti o l’ironico alla Luis Enrique. Invece al primo momento di difficoltà, proprio come fanno i veri amici, è corso sul posto. Non importa se era notte inoltrata. Ha risposto alla chiamata e ora è qui con più da perdere che da vincere. Perché in caso di mancato aggancio al quarto posto (più che possibile visto il cammino delle milanesi e i tanti infortuni romani) sarà proprio chi lo ha invocato a scaricarlo di nuovo. Lo sa bene Di Francesco, lo hanno vissuto sulla propria pelle Garcia e Zeman. E in caso di qualificazione caro Claudio non t’offendere se non paragoneremo questa alle altre tue imprese. Perché sarebbe l’obiettivo minimo, anzi sarebbe il massimo ottenuto col minimo sforzo. Ma di questo ha colpa solo chi prima di te pensava di esportare qui il modello spagnolo-anglosudafricano. Noi intanto ci teniamo quelle parole, piene di romanità. Sarà retorica, ma ha fatto sentire di nuovo importanti quei 100 mila e passa fregnoni che seguono la Roma. Senza illuderli, perché di illusioni non si può campare più. Insomma Claudio Ranieri la sua Champions l’ha già conquistata. Ora tocca agli altri.

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