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A come assolo: quello triste e sconsolato di Zarate durante lazio-Bologna, col pallone che finisce tra le braccia di Viviano e i compagni che mugugnano. Un pomeriggio che sapeva di palude e Ballardini non somiglia affatto a Mr. Crocodile Dundee.
B come Bari: non lampeggia ancora la spia della riserva, questo no, però il motore comicia ad avere qualche giro in meno, nonostante la caparbietà profusa per il 2-1 finale sui senesi. Primo tagliando. C come Candreva: due aperture, sabato pomeriggio a Udine, talmente pregevoli da essere eccessive per il palato degli attaccanti livornesi. Tartufi a merenda. D come Denis: sportellate parmigiane e l'abbraccio invidioso di Quagliarella. Il suo impatto sulle partite è quello del rhum sulla pasta dei babà: sembra essere lì da sempre. E come Empoli: nel bailamme altalenante dell'alta classifica di B, qualcuno comincia a trovare la chiave giusta, quella della regolarità. Meno titoli, più punti. Eppur si muove. F come Ferrara: non è secondo a nessuno, dissero Secco e Blanc in estate. Infatti è terzo. G come Gattuso: una bandiera sventola anche da seduta, invece di posizionare subito il Telepass sul cruscotto. Se non per tornare a Corigliano per il Natale. H come Hulk: il paragone che ci è venuto in mente dopo aver notato la condizione fisica dei genoani, nell'ultimo derby. Milanetto come Ferrigno? I come intelligenti: le dichiarazioni di Cosmi al termine di Udinese-Livorno; non esiste solo il razzismo verso i Balotelli d'Italia, ma anche quello contro i Lucarelli di Livorno. L come "l'ultimo dei Mohicani". Purtroppo non era un film, nel senso che De Ascentis si presenta sempre in campo con il look che abbiamo notato durante Atalanta-Roma. La cosa più selvatica estano i piedi, ma quello si sa dai tempi del Torino. M come Malesani: il ritorno nel paese d'origine da una terra dove, evidentemente, non esistono parrucchieri. N come "Non esistono negri italiani", coro talmente idiota da costringerci a prendere le difese di uno come Balotelli, che l'idiozia la frequenta spesso anche lui. O come "Oh!", all'ennesimo fallo da dietro di Pellegrino su Totti in quel di Bergamo. P come passeggiata: quella del Chelsea ancelottiano, firmato Drogba da capo a piedi, sulle buone intenzioni dell'Arsenal. Q come Quaresma: ritorno inaspettato, nel primo tempo di Inter-Fiorentina fa tutto lui, persino il fallo del presunto rigore su se stesso. auto-trivela. R come rosore: sempre quello di Ferrara, che travolge il malcapitato inviato della Rai, nel dopopartita di Cagliari. Varriale in studio gongola. O Gongolo? S come stracittadina: prima o poi, arriva per tutti. T come Torino: via Colantuono arriva Beretta. Ambedue incolpevoli. U come una doppietta che squarcia il silenzio, scusate l'immagine ermetica ma ammetterete che neppure vi aspettavate la doppietta di Huntelaar in due minuti. Il secondo, peraltro, lo fanno davvero in pochi. V come Varriale: sta tornando quello dei giorni migliori (?), quando riusciva a litigare con tutti, a cominciare dai suoi inviati. San-nipoli, aiutaci tu. Z come Zona Champions. Eccoci. Paolo Marcacci
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