Onorare la maglia della Roma ep.3: Francesco Rocca

Onorare la maglia della Roma ep.3: Francesco Rocca

Giocó continuativamente soltanto tre stagioni con la AS Roma, ma entrò subito nel cuore dei tifosi. Un giocatore che certamente onorò la maglia, il kawasaki giallorosso: Francesco Rocca

di Redazione, @forzaroma

Nel giugno del 1970 Battisti pubblica il doppio singolo in cui è contenuto “Il tempo di morire“, canzone nella quale il protagonista è disposto a sacrificare la sua preziosa motocicletta cromata pur di pasare una notte con la sua amata. Questo rappresenta perfettamente l’ossessione che i giovani italiani avevano all’epoca per le due ruote. In particolare gli oggetti del desiderio dei ragazzi erano i modelli delle case motociclistiche giapponesi. Per questo, quando i tifosi romanisti videro Francesco Rocca correre su e giù per la fascia, il paragone con il bolide nipponico venne da sé, e così il suo soprannome: Kawasaki.
Era il dicembre del 1974 e allo Stadio Olimpico Rocca sfrecciava avanti e indietro con la maglia dell’AS Roma.

Francesco Rocca “Kawasaki” aveva iniziato a giocare a calcio in parrocchia a San Vito Romano, per poi iniziare la sua carriera nell’Audace Genazzano e passare al Bettini Quadraro. Nonostante l’interesse della Juventus, fu la Roma ad aggiudicarsi il giovane. Dopo una prima stagione di adattamento con il mago Herrera sulla panchina giallorossa, l’arrivo di Nils Liedholm risultò fondamentale per la sua crescita. Il Barone lo sposta da mediano a terzino sinistro, dove Rocca può esprimere al meglio la sua velocità. Francesco però è un giocatore ancora grezzo. Deve svilupparsi atleticamente, e quindi lavora con i pesi. Tecnicamente deve migliorare molto, e allora passa ore a palleggiare e provare cross e tiri in porta. Cresce molto anche in marcatura e nella stagione 1974/75 non indossa praticamente mai la felpa della Roma per sedere in panchina. È l’inizio della Roma di Liedholm, quella che si prepara ad accogliere Falcao e lo scudetto.
La Nazionale rappresenta l’altra faccia dell’amore che prova per questo sport. Proprio con gli Azzurri di Bernardini segna il primo goal della sua carriera nel maggio del ’76: corre palla al piede per tutta la fascia sinistra e si concede il goal del 4-0 contro gli Stati Uniti in un torneo per celebreare il bicentenario americano. Nei messi successivi metterà a segno altre due reti con la Roma.

Sembra proprio che Francesco abbia imparato anche a fare goal, ma il 10 ottobre 1976 un destino spietato bussa alla sua porta. Kawasaki subisce un colpo in scivolata e avverte un dolore al ginocchio, sembrerebbe niente di che; nella notte però non riesce a dormire per il dolore e il ginocchio si gonfia. Dopo appena sei giorni i medici gli dicono che può scendere in campo con l’Italia per una partita di qualificazione ad Argentina ’78 contro il Lussemburgo. Tornato a Roma, dopo pochi minuti di allenamento, i legamenti del ginocchio sinistro si rompono definitivamente. Inizierà quindi il primo dei cinque interventi al ginocchio a cui si sottoporrà tra il 1976 e il 1981. In quest’ultimo anno durante l’amichevole estiva contro l’Internacional di Porto Alegre chiude la sua carriera di giocatore, condividendo le lacrime con quelle dei tifosi giallorossi. Lui che era il numero 3 titolare della Roma e della Nazionale italiana, assisterà da spettatore al successo azzurro di Spagna ’82 e al secondo storico scudetto vinto dalla Roma nel 1983.

Svestiti i panni da calciatore lavora per un periodo con i capitolini occupandosi del vivaio, finchè la Roma decide di mollarlo. È un momento che Francesco ricorda come uno dei più difficili della sua vita: “Non mi sono mai sentito perduto, ma quella volta sì. Fu terribile“. Fortunatamente la FIGC capisce che il signor Rocca ha ancora molto da dare al calcio, vuole trasmettere i suoi valori ai più giovani: sacrificio, sudore, fatica e cattiveria agonistica.
Inizia così una carriera come allenatore, vice e preparatore durata 30 anni. Fu preparatore nell’Italia che raggiunse il bronzo nel mondiale del ‘90, vice nella Nazionale di Zoff che si fermò in finale a Euro2000 e allenatore della nazionale italiana Under-19 che raggiunse il secondo posto nell’Europeo del 2008. Nel 2012 viene scelto tra i primi 11 giocatori ad entrare nella Hall of Fame della AS Roma, con suo stesso stupore. Eppure, come se non bastasse il valore atletico-sportivo, basterebbe leggere queste parole pronunciate da Kawasaki in un’intervista del 1975 per darsi una spiegazione: «Io sono nato per giocare, per correre e per lottare: a questo punto sento anche di poter dire che sono nato per giocare nella Roma, perché, se dovessi passare in un’altra squadra, anche di primissimo piano, farei la fine di quei pesci che cominciano a deperire quando cambiano acqua».

Chissà quanti romanisti avrebbero scambiato la propria motocicletta per vedere Francesco Rocca “Kawasaki” continuare a sfrecciare sula fascia sinistra della Roma.

Luca Rapetti
Retrofootball®

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